giovedì 21 aprile 2022

LAVORARE NELE ISTITUZIONI DELL’UE: I TIROCINI AL PARLAMENTO E ALLA COMMISSIONE

   
I cittadini dell’Unione Europea – e in misura minore anche quelli di Stati non membri – dispongono di un considerevole ventaglio di opportunità per intraprendere una carriera internazionale, attraverso l’impiego presso una delle sue istituzioni, al quale possono accedere professionisti di ambiti molteplici, da quelli più richiesti come traduzione e interpretariato fino a settori come salute, sicurezza alimentare o ingegneria. Ciò in ragione delle competenze via via maggiori acquisite dall’Unione Europea e dal crescente livello di specializzazione dell’offerta lavorativa. Quanto detto è immediatamente riscontrabile già a partire da una panoramica sui Programmi di Tirocinio che vengono offerti in seno alle principali istituzioni dell’Unione ai giovani laureati. 
  
L’Unione Europea – a differenza di quanto avviene ad esempio in altre organizzazioni internazionali come l’ONU e le sue agenzie – predispone ben due sessioni di tirocini ogni anno, con scadenze fisse per la candidatura: inoltre i suoi stage sono retribuiti, con uno stipendio che si aggira in media intorno ai 1 200 euro. I tirocini, inoltre, sono degli asset estremamente rilevanti per il proprio curriculum, sia nel settore pubblico che privato, e permettono un accesso preferenziale ad altri programmi e forme di contratto lavorativo disponibili all’Unione Europea. Essi sono di notevole importanza, peraltro, nel processo di selezione della piattaforma EPSO, che permette di ottenere contratti a tempo indeterminato presso le istituzioni europee. Sebbene solo il 10% degli stagisti intraprenda una carriera di lungo termine all’UE, è importante evidenziare come tale esperienza in qualsiasi settore rappresenti un notevole valore aggiunto nonché sia ritenuta altamente qualificante e formativa dai partecipanti. Naturalmente, ciò è dovuto in particolar modo alla multiculturalità del contesto lavorativo, all’acquisizione di un’avanzata cultura e educazione europea e di una formazione professionale sui generis. 
 
Ogni principale istituzione europea predispone una o più iniziative rivolte a tirocinanti: in particolare il Progetto Schuman per il Parlamento Europeo, il Tirocinio Blue Book per la Commissione, il Tirocinio presso il Segretariato del Consiglio Europeo e il Tirocinio presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La Commissione risulta essere l’istituzione in cui il maggior numero di profili professionali è richiesto, mentre il contrario avviene – per ovvie motivazioni – per la Corte di Giustizia. 
    
In questo articolo forniremo una serie di informazioni dettagliate sui primi due Programmi, allo scopo di mostrare come i cittadini europei abbiano la possibilità di proporsi per tali posizioni regolarmente, con relativamente pochi vincoli e anche con modalità agevoli. 

Tirocini Schuman 
    
Dal nome di uno degli architetti della comunità europea, i tirocini Schuman si svolgono presso il Segretariato del Parlamento Europeo a Bruxelles, Lussemburgo e Strasburgo oppure negli Uffici di Collegamento negli Stati Membri dell’Unione. Ai tirocinanti può essere richiesto peraltro di spostarsi durante il periodo di stage nelle altre sedi o nei vari Paesi Membri. 
    
Il tirocinio ha una durata di cinque mesi (eventualmente prorogabili di un mese, tre in casi eccezionali) e si svolge due volte l’anno: 
  • da ottobre a febbraio (le candidature si aprono nel maggio dell’anno precedente) 
  • da marzo a luglio (le candidature si aprono ad ottobre dell’anno precedente). 
Il tirocinio è retribuito, e la paga oscilla intorno ai 1 300 euro mensili. I requisiti richiesti sono: 
  • età superiore ai 18 anni; 
  • ottima conoscenza di una delle lingue ufficiali dell’Unione Europea e buona conoscenza di una seconda; 
  • laurea triennale conseguita almeno tre mesi prima dell’inizio dello stage;  
  • nessuna esperienza lavorativa pregressa presso un’istituzione o un organismo europeo. 
Le posizioni aperte contemporaneamente sono diverse e possono riguardare ambiti quali: politiche interne ed esterne dell’Unione, finanza, multilinguismo, amministrazione, logistica e infrastrutture, comunicazioni, informatica. Altri criteri formativi, professionali, linguistici o informatici legati alle mansioni specifiche possono essere richiesti a seconda della posizione. I candidati possono apporre al massimo tre candidature per sessione. 
    
Dopo la registrazione sul sito – cfr. il link sotto – nella sezione Offerte di Tirocinio è possibile selezionare l’offerta e completare il formulario corrispondente, caricare il proprio CV (solo in formato Europass) e una lettera motivazionale. 
     
La selezione si compone di un pre-screening atto ad individuare i candidati idonei, di una verifica dei criteri di eleggibilità effettuata previo invio da parte del candidato di tutta la documentazione che attesti quanto affermato nel formulario (documento di riconoscimento, certificato di laurea, certificati linguistici, contratti di lavoro, ecc) e la proposta via email da parte dell’Ufficio di Recruiting, a cui segue una Lettera di Ammissione. 
     
Di notevole importanza è la scelta – in sede di compilazione del formulario – di due Direzioni Generali in cui si ha intenzione di lavorare. Esse coprono i seguenti settori: politiche estere dell’UE, Comunicazione, Infrastrutture e Logistica, Interpretariato, Innovazione e supporto tecnologico, Politiche Interne, Ricerca parlamentare, Personale, Traduzione, Finanza, Sicurezza e Protezione. 
    
Le competenze trasversali maggiormente richieste sono versatilità, spirito di iniziativa, capacità di lavorare in gruppo, leadership, comunicatività e problem solving. 

Tirocini Blue Book 
    
I tirocini del Programma Blue Book – che prendono il nome dal Libro Blu dove nell’era predigitale i tirocinanti trascrivevano le proprie candidature – si svolgono presso gli uffici e le agenzie della Commissione Europea, principalmente a Bruxelles ma anche a Lussemburgo e in tutti i Paesi dell’Unione. 
    
La durata è di cinque mesi, in particolare: 
  • da marzo a luglio (le candidature sono aperte tra il luglio e l’agosto precedenti) 
  • da ottobre a febbraio (le candidature si aprono a gennaio dello stesso anno) 
Il tirocinio è retribuito: per il 2022 è prevista una paga mensile di 1 252 euro. L’impiego è full time, per 40 ore settimanali. Agli stagisti non è fornito un alloggio, ma numerose sono le piattaforme e i siti internet a cui affidarsi per individuarne uno. Le attività dello stage prevedono l’organizzazione di incontri, gruppi di lavoro e udienze pubbliche, la ricerca e la stesura di rapporti o consultazioni, il supporto alla gestione dei progetti, la traduzione, la ricerca terminologica, la revisione di testi. 
   
I requisiti sono gli stessi del Programma Schuman tranne che per le lingue: è richiesto infatti un livello C per inglese, francese o tedesco e B2 per un’altra lingua tra quelle ufficiali. Particolarmente privilegiati sono i profili già internazionali – come quelli di laureati che hanno svolto il programma Erasmus+ durante gli studi – e specializzati in settori di ricerca meno gettonati. 
    
La domanda si compila online: dopo la registrazione e la creazione di un account sull’apposito sito – cfr. il link sotto – è possibile candidarsi sul portale dei Tirocini Blue Book, dove occorre specificare le informazioni legate ai requisiti richiesti, oltre alla possibilità di indicare l’esperienza lavorativa pregressa – di ogni tipo – e eventuali pubblicazioni. 
    
Anche in questo caso, ad una preselezione segue una verifica dei requisiti, prima di entrare nel Blue Book dal quale le varie Direzioni Generali andranno ad individuare il candidato idoneo, talvolta attraverso un colloquio telefonico, tecnico o meramente conoscitivo. La distribuzione geografica dei tirocinanti ha un peso non irrilevante nel processo di preselezione, e varia in base al peso demografico del Paese del candidato e del numero di richieste provenienti da ciascuno Stato. Una sola candidatura per sessione è ammissibile. 
    
Le Direzioni Generali, le Agenzie Esecutive e gli Uffici in cui è possibile lavorare sono più di cinquanta e coprono i più vari settori: Commercio, Giustizia, Informazioni, Risorse Umane, Sanità e molti altri. Analogamente al Programma Schuman, nella domanda occorre indicarne due, motivandone la scelta. 
    
Per ulteriori informazioni rimandiamo al sito web dei Tirocini presso il Parlamento Europeo e presso la Commissione, nonché alle piattaforme dove candidarsi
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    Per i Tirocini Schuman: 

sabato 16 aprile 2022

CANDIDARSI PER IL PROGRAMMA TIROCINI ONU: TUTTE LE POSIZIONI APERTE DA MAGGIO A DICEMBRE 2022 PER GLI STUDENTI DI SCIENZE POLITICHE E RELAZIONI INTERNAZIONALI

Come in molte altre organizzazioni internazionali, anche alle Nazioni Unite gli studenti universitari o i neolaureati possono accedere a programmi di tirocinio pensati per fornire loro un’esperienza lavorativa in ambito internazionale, una conoscenza del funzionamento delle organizzazioni internazionali e del loro effettivo ruolo nei vari scenari, a seconda del loro percorso di studi, delle loro competenze e qualifiche.

Gli stage presso l’ONU sono indirizzati proprio a chi non abbia già acquisito un’esperienza lavorativa, fornendo un’opportunità soprattutto formativa. I tirocini, infatti, non sono retribuiti – sebbene ciò risulti assai controverso, considerati i principi e la vocazione dell’Organizzazione – anche se è riscontrabile una tendenza opposta adottata da un numero crescente di agenzie, uffici e organizzazioni parte della famiglia delle Nazioni Unite, prima fra tutte per ovvie ragioni l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), seguita da UNICEF, FAO, IAEA ma anche Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Per la maggior parte delle posizioni aperte, dunque, non è previsto neanche un rimborso spese ed è per questo che i candidati devono essere in grado di coprire tutti i costi necessari allo svolgimento del tirocinio.

L’età anagrafica non costituisce requisito di ammissibilità, ciò che conta è il livello di istruzione: i tirocini sono aperti agli studenti iscritti ad una Laurea di secondo livello, oppure di primo livello o ancora ai dottorandi di ricerca, o a coloro che abbiano già conseguito tali titoli da un anno al massimo.

Le posizioni aperte coprono una vasta gamma di settori disciplinari, tra cui Affari Politici, Informazione, Ambiente, Economia, Tutela dei Diritti Umani, Scienze sociali, ma anche Grafic Design o Informatica. Sebbene in molti casi non sia espressamente richiesta una specifica classe di laurea, è opportuno selezionare l’esperienza maggiormente conforme alle proprie competenze e inclinazioni, in un settore o in un ente compatibile con attività svolte in precedenza.

In sintesi, la prima domanda a cui rispondere è per quale organizzazione si intende lavorare e quali sono le ragioni o le competenze per farlo.

Il processo di recruiting, infatti, è estremamente selettivo, oltre che di durata temporale variabile. È composto di una prima fase in cui si procede – talvolta con l’aiuto di software – ad una iniziale grande scrematura: i profili incompatibili anche con uno solo dei requisiti richiesti vengono automaticamente rigettati. Segue una seconda scrematura dei candidati più idonei a ricoprire il ruolo e un colloquio per la selezione finale.

La piattaforma su cui procedere alla candidatura è Inspira, a cui si può accedere previa registrazione e dove ogni utente individua la posizione per cui intende candidarsi, inserisce tutti i dati e gli allegati richiesti, salva le posizioni aperte di suo interesse o attiva un servizio di notifiche per tenersi aggiornato su tutte le nuove offerte. È importante richiamare i passaggi della candidatura online, al fine di evidenziare le informazioni e i documenti richiesti per esaurire la procedura.

In primo luogo, al candidato è richiesto di indicare le modalità con le quali potrà sostenere tutte le spese necessarie, dal viaggio all’alloggio, all’assicurazione sanitaria, al visto/passaporto, laddove nello Stato di impiego risultino necessari. Occorre poi segnalare tutti i dettagli relativi al proprio livello di istruzione e presentare un certificato ufficiale che ne attesti il livello di avanzamento. Non è richiesta esperienza lavorativa pregressa, ma per il candidato è possibile inserire in una apposita sezione attività formative extra come corsi specializzati o esperienze di tirocinio. Le lingue imprescindibili da conoscere sono inglese e francese, ma la piattaforma consente di inserire tutte le lingue conosciute dal candidato e di specificarne la competenza scritta, orale, di comprensione e di scrittura, nonché la modalità di acquisizione delle stesse (istruzione, studio autonomo, contesti informali, madrelingua). Va inoltre indicato se si ha già lavorato per l’Organizzazione delle Nazioni Unite e vanno inoltre fornite ben tre referenze professionali e i loro contatti. Ultimo ma fondamentale passaggio è la lettera motivazionale, nella quale è imprescindibile indicare non solo i motivi della propria inclinazione per quell’ente, ma anche per quella specifica mansione, enfatizzando esperienze pregresse, competenze o formazione personale utili a tale incarico e personalizzandola il più possibile.

Per il secondo semestre 2022, le posizioni aperte per gli studenti o i neolaureati in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali sono numerose e si svolgono prevalentemente a New York e a Ginevra, in settori diversi, tra cui sicurezza, diritti umani, missioni di pace e aree geografiche specifiche come Medio Oriente e Asia, Ucraina, Sud America. Tutti hanno una durata che va dai due/tre ai sei mesi e richiedono una disponibilità full time per un totale di 35-40 ore settimanali, anche da remoto qualora fosse necessario.

Di seguito riportiamo una selezione delle posizioni aperte per il periodo maggio – dicembre 2022 di preferenza riservate agli studenti di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, con i relativi link per la candidatura al portale Inspira.

Scadenza domanda

Settore

Ente

Località

Link

03/05

Affari Umanitari

OCHA

Segr. Fondo Emergenze

New York

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=177841&Lang=en-US

05/05

Affari Politici

UNDSS

New York

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=178583&Lang=en-US

19/05

Affari Politici

UNOCC

New York

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=176985&Lang=en-US

22/05

Affari Politici

ECOSOC

New York

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=178448&Lang=en-US

24/05

Diritti Umani

OHCHR

Dip. Asia e Pacifico

Ginevra

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=168916&Lang=en-US

24/05

Diritti Umani

OHCHR

Sez. Risposta alle Emergenze

Ginevra

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=168926&Lang=en-US

07/06

Diritti Umani

OHCHR

Sez. Uguaglianza, Sviluppo e Rule of law

New York

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=169470&Lang=en-US

10/06

Diritti Umani

OHCHR

Sez. Consiglio dei Diritti Umani

Ginevra

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=169816&Lang=en-US

22/06

Affari Umanitari

OHCHR

Sez. Coordinamento Civile-Militare

New York

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=177919&Lang=en-US

17/07

Diritti Umani

OHCHR

Sez. Procedure Speciali

Ginevra

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=172172&Lang=en-US

20/07

Affari Umanitari

OCHA

Divis. Coordinamento, Operazioni e Finanziamento

Ginevra

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=172233&Lang=en-US

08/08

Affari Politici

UNODA

New York

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=162805&Lang=en-US

08/08

Affari Giuridici

OUSG

New York

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=172991&Lang=en-US

09/08

Affari Politici

ESCWA

Beirut

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=161019&Lang=en-US

17/08

Diritti Umani

OHCHR

Sez. Medio Oriente

Ginevra

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=172783&Lang=en-US

18/08

Affari Politici

UNMAS

Uff. Rule of Law e Istituzioni di Sicurezza

Ginevra

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=161580&Lang=en-US

18/08

Affari Umanitari

UNMAS

Uff. Rule of Law e Istituzioni di Sicurezza

Ginevra

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=161649&Lang=en-US

10/09

Affari Umanitari

OCHA

Sez. Politiche intergovernative

New York

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=176575&Lang=en-US

16/09

Affari Politici

Ufficio ONU per la Prevenzione del Genocidio e la R2P

New York

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=177232&Lang=en-US

17/09

Affari Umanitari

OCHA

Sez. Supervisione e Valutazione

New York

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=176551&Lang=en-US

09/11

Affari Politici

UNOCT

Sez. Supporto Regionale

New York

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=167519&Lang=en-US

13/11

Affari Politici

UNOCT

Programma Supporto Vittime Terrorismo

New York

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=167525&Lang=en-US

01/12

Diritti Umani

OHCHR

Missione di Monitoraggio in Ucraina

Ucraina

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=168921&Lang=en-US

07/12

Diritti Umani

OHCHR

Sez. Rule of Law, Uguaglianza e Non Discriminazione

Ginevra

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=172622&Lang=en-US

30/12

Diritti Umani

OHCHR

Uff. Reg. Sud America

Asunction

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=178225&Lang=en-US

30/12

Governance

ESCWA

Governance e Prevenzione Conflitti

Beirut

https://careers.un.org/lbw/jobdetail.aspx?id=174613&Lang=en-US

 

giovedì 14 aprile 2022

LAVORARE ALL’ONU: TANTE POSSIBILITA’, UNA GRANDE «FAMIGLIA»

L’architettura istituzionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite è certamente amplissima, complessa e stratificata ma anche multiculturale e inserita in numerose realtà diverse in giro per il mondo. Le opportunità lavorative che offre sono davvero varie e concernono una pluralità di settori professionali che vanno dalle mansioni amministrative e organizzative, alle funzioni tecniche o logistiche, alle posizioni destinate agli esperti di vari ambiti disciplinari.

La vocazione internazionale può essere prerogativa di numerose carriere, soprattutto al giorno d’oggi quando la conoscenza di più lingue straniere risulta imprescindibile e le opportunità di mobilità professionale sono aumentate esponenzialmente grazie alle interazioni globali e alle moderne tecnologie. Per questo, l’Organizzazione delle Nazioni Unite rappresenta – a causa della sua estensione geografica – una prospettiva attraente per molti, soprattutto ma non esclusivamente nei Paesi che ospitano le sue sedi principali.

La primissima e fondamentale informazione da tenere a mente quando si intende accostarsi alle professioni offerte dall’Organizzazione è comprenderne la struttura e ricordare che tutte le sue varie ramificazioni hanno modi di operare anche molto diversi tra loro. Pertanto, è indispensabile identificare l’ente specifico dove catalizzare i propri sforzi, considerandone prerogative, missione, collocazione geografica e struttura.

Oltre alle più note istituzioni (munite anche di organi sussidiari) quali l’Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza, il Segretariato, il Consiglio Economico e Sociale e la Corte Internazionale di Giustizia, l’ONU consta di 15 agenzie specializzate – come l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, l’Organizzazione Mondiale della Sanità o l’UNESCO -, 6 fondi o programmi – come il World Food Programme o l’UNICEF – e 9 uffici – tra cui l’UNHCR, oltre ad una pletora di Agenzie collegate, tra le più note l’Organizzazione Mondiale del Commercio, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

Delle oltre 116 mila persone impiegate nell’intera “famiglia” dell’ONU, quasi la metà afferisce alla categoria del General Service, che include personale burocratico-amministrativo reclutato localmente oppure specifiche figure professionali, ad esempio quelle addette alla sicurezza o alla manutenzione degli edifici.

Appena il 3% è invece impiegato nella categoria Field Service, che comprende personale operativo e amministrativo nelle Operazioni di Pace, reclutato internazionalmente.

I National Officers, invece, lavorano nel loro Paese per l’Organizzazione, mentre la categoria delle Professional Positions comprende esperti da tutto il mondo: in entrambi i casi il livello di istruzione richiesto è alto, generalmente non inferiore al titolo universitario di primo livello, in aggiunta ad un numero di anni variabile di esperienza professionale. Per chi fosse sprovvisto di quest’ultima, è previsto un programma specifico, lo Young Professionals Programme, a cui aderiscono ogni anno Nazioni diverse, i cui cittadini possono partecipare se più giovani di 32 anni.

Per i laureati di secondo livello con almeno due anni di esperienza esiste anche la possibilità di accedere allo Junior Professional Officers Programme, che si basa su accordi bilaterali tra l’ONU e gli Stati, i cui Ministeri degli Esteri reclutano un numero variabile di professionisti per il Segretariato Generale, allo scopo di fornire loro esperienza multilaterale soprattutto nell’ambito degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Le classi di laurea maggiormente richieste afferiscono a Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, Economia, Diritto, Storia, Sociologia, Comunicazione, Informatica.

Un’altra opportunità fondamentale per chi vuole accedere alla realtà dell’ONU è il Programma di Volontariato, che si svolge in particolar modo nell’ambito delle Operazioni di Pace: per un periodo massimo di quattro anni possono dare il loro contributo volontari da tutto il mondo, ai quali l’Organizzazione fornisce vitto e alloggio ma non corrisponde naturalmente alcun salario.

Infine, anche per gli studenti è possibile affacciarsi al multiforme e interculturale mondo dell’ONU, tramite il Programma Tirocini (Internship Programme), che fornisce loro esperienza lavorativa per un minimo di 2 ad un massimo di 6 mesi, non retribuita. Il programma è destinato agli studenti di Laurea Magistrale o a Ciclo Unico (Master’s Degree), agli studenti di Laurea Triennale (Bachelor’s Degree) o a dottorandi di ricerca (PHD), sia durante lo svolgimento di tali studi che al massimo un anno dopo il conseguimento del titolo.

In generale, le due lingue che tutto il personale ONU ha l’obbligo di padroneggiare sono l’inglese e il francese, ma naturalmente nei processi di selezione la conoscenza di lingue aggiuntive, soprattutto tra quelle ufficiali dell’Organizzazione (arabo, cinese, inglese, francese, russo, spagnolo) rappresenta un valore aggiunto.

Nelle esperienze lavorative più rilevanti per l’Organizzazione rientrano: la collaborazione con ONG o altri tipi di enti nei quali l’individuo si sia confrontato con esperienze multiformi e abbia dimostrato spirito di iniziativa; l’impiego nel sociale in Paesi – di provenienza o meno – caratterizzati da dinamiche emergenziali; l’esperienza in istituzioni politiche o governative, ad esempio nel proprio Stato.

Il sito web dove è possibile reperire tutte le informazioni più specifiche, nonché tutte le posizioni aperte è UN Careers, mentre l’ONU si serve di una piattaforma specifica per le candidature, chiamata Inspira. Altri siti dell’Organizzazione che offrono una ricognizione dei posti disponibili sono UNjobs e Jobnet. Anche la pagina twitter UN Careers è uno strumento utile per tenersi aggiornati sulle posizioni aperte di volta in volta, e avere a portata di mano i relativi link. Infine, esistono diverse piattaforme che raccolgono le “vacancies” e offrono la possibilità di filtrare le informazioni in base ai criteri di eleggibilità, tra cui Blue Marble Job. Di seguito, tutti i link delle pagine web citate.

LINK UTILI

sabato 9 aprile 2022

LA DIPLOMAZIA E LA GUERRA RUSSO-UCRAINA: attori e prospettive

Gli osservatori dell’evoluzione della guerra tra Russia e Ucraina potrebbero riscontrarvi una stridente contraddizione tra le difficoltà della diplomazia ad affermarsi come soluzione preferenziale di risoluzione delle ostilità – si pensi ai numerosi colloqui tra le delegazioni russa e ucraina che si sono svolti mentre gli scontri imperversavano tra i combattenti, o ancora all’espulsione di molteplici diplomatici russi dagli Stati Uniti e da numerosi Paesi europei – e il susseguirsi di telefonate, incontri e round negoziali che hanno visto come protagonisti i massimi vertici di Stati terzi e delle istituzioni dell’Unione Europea, di cui costantemente siamo informati dai media nazionali. Da una parte, il dialogo sembra cedere il posto alla realpolitik, ai vantaggi tattici sul fronte e agli interessi strategici più ampi e di lungo periodo. Dall’altra, di fronte al sacrificio di tante vite umane e all’urgenza di impedirne delle altre, si tenta di mantenere comunque aperta la via del dialogo con entrambe le parti del conflitto. Per un verso, pare prevalere la profonda sfiducia in qualsiasi tentativo di mediazione e confronto. Per l’altro, gli sforzi finora vani corroborano il timore di una strumentalizzazione della diplomazia, utilizzata dalle parti come mezzo per guadagnare tempo oppure dai mediatori terzi come grimaldello per avanzare propri interessi geopolitici.

Ciò che appare ormai chiaro è che l’aggressione russa costituisca una minaccia non solo per le relazioni tra Stati e per la diplomazia, ma anche per l’intero ordine internazionale e le regole su cui esso si fonda, peraltro in una modalità che ha sacrificato a tale scopo risorse, territori, vite umane. Il tramonto dell’ordine liberale, quale affermatosi dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale in Occidente e culminato nel primato statunitense dalla fine della Guerra Fredda, è stato paventato negli ultimi anni da più parti, soprattutto in relazione alla riduzione dell’assertività americana, allo spostamento dell’asse principale degli interessi geopolitici verso il Pacifico e all’emersione sulla scena internazionale di nuovi attori aspiranti al ruolo di potenze egemoni o grandi potenze. Dopo le crisi economiche e la pandemia, mentre tutta l’attenzione era posta sulla grande sfida tra Cina e Stati Uniti – tutti avvenimenti drammaticamente connessi al ruolo dell’economia nelle attuali dinamiche di potere – una minaccia militare alle porte dell’Europa ha riportato l’attenzione sul vecchio continente, rivelando le (sopite?) contraddizioni del versante orientale.
    
Sia le iniziali e ambiziose richieste dell’aggressore – sottrarre all’Ucraina il governo della Crimea e delle due Repubbliche del Donbass, impedirle di entrare nella NATO e nell’Unione Europea e imporle una totale demilitarizzazione – sia l’invocazione di una improbabile no-fly zone da parte del Presidente Zelensky hanno alimentato l’idea che la risoluzione del conflitto sarebbe stata affidata alle dinamiche sul terreno, dove tuttavia la resistenza ucraina ha smentito il pronostico dei più esperti analisti. Ciononostante, diversi Paesi, legati sia alla Russia che all’Ucraina, si sono proposti come mediatori, taluni già da prima dello scoppio della violenza bellica.
    
In primis Israele, unico Paese esterno all’area ex sovietica, strettamente connesso a Mosca per motivi demografici, culturali, militari e strategici, ma anche a Kyiv, per la presenza di migliaia di ebrei in Ucraina, nonché per via della dipendenza dalle forniture di cereali e della naturale propensione dello stato ebraico a promuovere l’autodeterminazione dei popoli. Pur non imponendo sanzioni alla Russia, Israele ha dimostrato forte solidarietà al popolo ucraino quando il Ministro degli Esteri Lapid dall’Europa centrale ha coordinato gli aiuti umanitari e il Presidente Bennet ha incontrato prima Putin per poi recarsi a Berlino.

Secondo grande attore di mediazione è stato Emmanuel Macron, impegnato a scongiurare in Europa un nuovo scenario da Guerra Fredda e mantenere aperta l’interlocuzione con la Russia, a riprova della rilevanza della Francia in quanto potenza nucleare e perno della stabilità europea.
    
La Cina, inizialmente identificata come uno dei pochi potenziali attori in grado di parlare alla Russia, ha mantenuto un approccio cauto, coerente con i suoi recenti obiettivi di inserimento all’interno delle istituzioni dell’ordine liberale, attraverso il richiamo ai principi di sovranità e non ingerenza e ad una narrativa che la vede un attore economico indispensabile in molti scenari, pur mal celando le turbolenze interne e la loro repressione. Si è assestata dunque su posizioni vaghe, dettate dalla necessità di non indebolirsi ulteriormente, dopo la diffusione del Coronavirus e le continue tensioni con gli Stati Uniti, e di non inimicarsi l’opinione pubblica internazionale, come dimostra la sua astensione in seno all’Assemblea Generale.
    
Last but not least¸ la Turchia, già fornitore di armi all’Ucraina e secondo esercito della NATO, sfrutta l’ambiguità dei suoi rapporti con la Russia per evitare un suo controllo del litorale ucraino e uno sconvolgimento degli assetti geopolitici dell’area, proponendosi fautore quantomeno di un cessate il fuoco. La partecipazione personale di Erdoğan ai negoziati e il riconoscimento della sua imparzialità dalle parti sembrano fornire a quest’ultimo attore maggiori chances di riuscita.
    
Nonostante tutti gli sforzi – più o meno in buona fede – di tali attori, i negoziati sembrano aver aperto qualche spiraglio di luce solo quando le posizioni russe sono divenute meno massimaliste: a metà marzo si è discusso un piano di pace in quindici punti nei quali è previsto che l’Ucraina non entri nella NATO ma mantenga un esercito, non ospiti basi militari estere ma ottenga garanzie di sicurezza dagli alleati, pur rinunciando alla Crimea e alle due Repubbliche indipendenti. È evidente come la soluzione negoziale comporti una rinuncia da entrambe le parti, ma negli ultimi giorni un ulteriore elemento è emerso: la necessità di Stati che facciano da garanti, come invocato soprattutto dall’Ucraina, anche in riferimento all’Italia. Tuttavia, una vera e propria pace non appare per il momento plausibile: auspicabile per i più realisti è una sorta di tregua armata, anche se lo scenario di nuovi e più efferati scontri nell’est del Paese sembra farsi più nitido all’orizzonte.
    
Sebbene uno dei principali ostacoli alla riuscita dei negoziati – la de-escalation militare – non sia stata ancora paventata da parte russa, i numerosi giorni di scontri hanno reso evidente come, quale che sia l’approccio del negoziato, l’unico modo per ottenere un risultato, anche solo per far cessare le armi e la perdita di vite umane, è il confronto. Lungi dal voler legittimare taluni atti, la comunicazione è l’unico modo per raggiungere un compromesso che sia sostenibile nel lungo periodo. Per questo, la diplomazia resta il mezzo principale di uno Stato per comunicare, soprattutto in momenti di tensione e in una realtà in cui le informazioni si susseguono ad una velocità tale da impedire un corretto discernimento delle dinamiche e delle altrui posizioni.   
    
Ammettendo pure che l’ordine internazionale a noi noto e familiare possa dirsi in pericolo, l’istituzione della diplomazia, a cui grande impeto fu dato proprio quando esso era in incubazione – cioè durante il confronto ideologico del secondo Novecento – mantiene intatta la sua rilevanza e dimostra una straordinaria resilienza. È infatti necessario ricordare che proprio il secolo scorso ci ha insegnato che l’incubo umano della Grande Guerra ha segnato irrimediabilmente le generazioni che l’hanno vissuta e che l’eccessivo logoramento economico, sociale e psicologico di una potenza hanno innescato pericolosi sentimenti di odio e vendetta: di certo non le armi ma il dialogo potranno permetterci, citando J. M. Keynes, di “riconsiderare la nostra condotta e vedere il mondo con occhi nuovi”. Ambizioso o utopistico che sia, in quanto europei tale sentimento di speranza ci è d’obbligo.


 SITOGRAFIA

venerdì 8 aprile 2022

DIVENTARE UN DIPLOMATICO: IL CONCORSO E LA CARRIERA

L’attività diplomatica italiana si dipana lungo una rete vasta e interconnessa che collega Roma a ben 128 Ambasciate, 91 Consolati e 90 Istituti di Cultura disseminati su tutto il globo ed è realizzata attraverso il lavoro svolto da tutti i membri del corpo diplomatico, l’apparato amministrativo gerarchicamente organizzato del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Il Concorso diplomatico è il processo che ogni anno seleziona i nuovi diplomatici italiani, al termine di un’articolata procedura di esame, a cui sono ammessi i cittadini italiani fino a 35 anni – termine prorogabile fino ad un massimo di tre anni in caso di candidati sposati, con figli, con disabilità o che abbiano prestato servizio militare o lavorato in un’altra amministrazione o organizzazione internazionale – che godano dei diritti politici e dell’idoneità psico-fisica e che abbiano conseguito una Laurea Magistrale tra quelle indicate nel bando, afferenti a tre grandi macro-aree: le scienze politiche, economiche e giuridiche.
Negli anni, le sue modalità di svolgimento sono cambiate, allo scopo di adeguarsi al mutato contesto storico e culturale ma anche alle necessità e alle sfide globali con cui un diplomatico è chiamato a confrontarsi, tenendo conto delle capacità e della formazione delle nuove generazioni.